S. Croce.

Opus 415 di Gaetano Callido, del 1804, posto in cantoria sopra la porta d'ingresso. Cantoria lignea sorretta dalla bussola sottostante, con parapetto mistilineo aggettante al centro, sormontato da grata recenziore intagliata e dorata. Cassa lignea con paraste laterali scanalate di ordine ionico; trabeazione e timpano al cui interno, su cartiglio, si legge l'iscrizione "LAUDATE DEUM / IN CHORDIS ET ORGANO". 25 canne di facciata in stagno disposte a cuspide con ali su zoccolo in legno, a partire da FA1 del Principale (eccetto le 2 estreme, dell'Ottava), rette da legatura posteriore con ganci a maggetta. Labbro superiore a mitria con puntino a sbalzo, profilo piatto, bocche allineate. Alla base, su proprio zoccolo, i Tromboncini. Tastiera di 47 tasti (DO1-RE5 con prima ottava corta): tasti diatonici ricoperti in bosso con frontalini incisi a chiocciola, cromatici ricoperti in ebano, modiglioni laterali sagomati. Pedaliera a leggio di 18 tasti corti costantemente uniti al Manuale (DO1-SOL#2 con prima ottava corta, più finto LA2 azionante il tamburo acustico). Registri azionati da 22 tiranti lignei torniti a pomello, posti in doppia colonna su tavola a destra del Manuale e sovrastati dal tiratutti a manovella. Cartellini originali a stampa (recente solo quello della Voce Umana), indicanti la seguenti disposizione:

 
Principale Bassi [8'] Voce Umana [accordata calante]
Principale Soprani [8'] Flauto in VIII. Bassi [reale da DO2]
Ottava Flauto in VIII. Soprani
Quinta Decima Flauto in XII
Decima Nona Cornetta [Soprani, in XVII]
Vigesima Seconda Violetta Bassi [4']
Vigesima Sesta Violetta Soprani [4']
Vigesima Nona Tromboncini Bassi [8']
Trigesima Terza Tromboncini Soprani [8']
Trigesima Sesta Tromboni [Pedale, 8']
Contrabassi [Pedale, 16']  
Ottava di Contrabassi [solidale al precedente]  

Divisione Bassi/Soprani tra DO#3 e RE3, ritornelli del Ripieno alla maniera veneta. Accessori: tiratutti a manovella (apre il Ripieno dall'Ottava in poi), tamburo acustico (4 canne), legenda recenziore. In abete tinto di rosso, con bocca e portella in noce: le prime 3 canne del Principale, poste ai lati tramite trasporti; le 8 canne dei Contrabassi e le 12 canne dell'Ottava di Contrabassi, poste insieme sul fondo su apposito somiere. Raddoppiate nelle 8 note dell'ottava corta (ripetute anche nelle note diatoniche della seconda ottava), le canne sono singole (8') nelle note cromatiche della seconda ottava, queste ultime utilizzate anche, tutte insieme, per il tamburo acustico. Prime 2 canne dell'Ottava in stagno, poste in facciata ed alimentate con trasporti. Flauti e Cornetta a cuspide, Tromboncini in stagno di foggia callidiana consueta, Tromboni recenziori in abete, di forma piramidale rovesciata, con blocco in noce e gruccia di filo di ottone ritorto. Trasmissioni meccaniche solite. Somiere maestro in noce, a tiro, chiuso davanti da ante e naselli, sui tiranti da borsini e perline. 47 ventilabri, 19 stecche così corrispondenti ai registri a partire dalla facciata: Tromboncini Bassi, Tromboncini Soprani, Principale Bassi, Principale Soprani, Voce Umana, Violetta Soprani, Violetta Bassi, Ottava, Flauto in VIII Bassi, Flauto in VIII Soprani, Flauto in XII, Cornetta, XV, XIX, XXII, XXVI, XXIX, XXXIII, XXXVI. Sul fondo, l'analogo somiere di basseria in larice, ad aria comandata, con stecca e coperta in noce per i Tromboni, alloggiati su zoccoli ricostruiti. Due mantici cuneiformi a 5 pieghe, sovrapposti su castello a sinistra della cassa, azionati con corde e carrucole, attualmente alimentati da elettroventilatore. Pesi applicati nell'ultimo restauro, costituiti da mattoni (pressione circa 50 mm H2O). Crivello in legno tenero foderato di carta. Bocche delle canne soprastanti con eccezione della Voce Umana.

Nel 1847 lo strumento subì un incendio, di cui sono visibili tracce sul Somiere di Basseria e sulla parte interna della cassa1. Fu chiamato a ripararne i danni Domenico Fedeli, che lasciò sulla prima canna del Flauto in XII, come testimonianza, l'iscrizione graffita "Domenico Fedeli di Rocchetta di Camerino riattò il presende organo marzo 22 1847 [sic]". Egli però non si limitò a riparare i danni ma, aggiornando lo strumento al gusto dei suoi tempi, apportò delle modifiche ancora visibili prima dell'ultimo restauro, cioè: la sostituzione della Violetta Soprani con un Ottavino 2' a cuspide; l'eliminazione della XXXVI rimpiazzata, mediante l'applicazione di trasporti in legno e di un supplemento di crivello, da un Traversiere 8' Soprani a cuspide2; l'accordatura all'unisono della Voce Umana, chiamata quindi "Secondo Principale Soprani". Inoltre ricostruì i Tromboni in abete a forma di piramide rovesciata, riscrisse tutti i cartellini dei registri incollandoli sopra quelli originali, aggiunse sopra la tastiera la legenda o "METODO / DI REGISTRARE L'ORGANO / Del celebre Sig. Gaetano Callido e figli di Venezia / posto in opera nel Mese di Dicembre 1804", consistente in quattro strisce di carta incollate sui lati della tavola che regge il leggio (non conformi al modello callidiano nè il sistema, nè le combinazioni consigliate), sotto la cui intestazione si legge l'iscrizione a inchiostro, in corsivo "Ridotto e Ristaurato da Odoardo Cioccolani e Figlio nel 1885"3.

Quest'ultima iscrizione si riferisce a radicali lavori di restauro subiti dallo strumento nel 1885, ad opera degli organari cingolani: l'Amministrazione Provinciale aveva infatti ricostruito la facciata della chiesa, lasciando lo strumento "esposto per molto tempo all'umidità, all'aria ed alla polvere"4.

Lo strumento è stato infine restaurato nel 1984 dalla ditta Piccinelli di Padova, che ne ha ripristinato la originale fisionomia callidiana. Sono state quindi ricostruite la Violetta Soprani e la Trigesima Sesta; le canne fedeliane invece - pur essendo state restaurate - sono state in parte riutilizzate (Flauto in VIII a cuspide, Tromboni di legno e diverse canne acute del Ripieno) e in parte accantonate e conservate come reperti storici (Traversiere ed Ottavino, entrambi a cuspide). Sono stati riportati alla luce i cartellini originali dei registri, lasciando al suo posto la legenda fedeliana, che quindi presenta qualche incongruenza con l'attuale disposizione fonica. Lo strumento è in buone condizioni, necessita solo di manutenzione ordinaria. È stato catalogato dall'Associazione Marchigiana Organistica nell'ambito della ricerca Individuazione, inventariazione e documentazione degli organi antichi delle Marche fino ai primi del Novecento, promossa dalla Regione Marche.

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1 E' del 21 febbraio 1847 una richiesta di sussidio rivolta dai PP. Minori Osservanti al Gonfaloniere di Macerata, per "risarcire almeno in parte" "la disgrazia ad essi accaduta nell'essersi appiccato il fuoco all'Organo". Il Consiglio Comunale, in data 28 maggio, deliberò di non acconsentire alla richiesta (MACERATA, ARCHIVIO DI STATO, CONGREGAZIONI RELIGIOSE SOPPRESSE).

2 Prima dell'ultimo restauro si potevano osservare le canne del Traversiere poste nelle zone dei Soprani dell'ultima stecca (XXXVI), sui due lati; anche il relativo pomello era situato al posto di quello della XXXVI, in fondo alle file di Ripieno.

3 Questa scritta, unita al fatto che sulla legenda di Domenico Fedeli viene consigliato l'uso del Secondo Principale Soprani, ha ingenerato nel tempo equivoci sulle dimensioni dello strumento prima dell'intervento dei Cioccolani. L'ipotesi che si trattasse di un'organo originariamente a due tastiere si è dimostrata infondata perchè, del presunto secondo corpo, non si rileva alcuna traccia. Anche dalla ricevuta di pagamento rilasciata da Odoardo Cioccolani in data 2 luglio 1885 si apprende che furono pagate £. 340 per "ristaurazione e riduzione dell'organo" ma, dalla preventiva Nota delle riparazioni necessarie per il restauro della Chiesa di S.ta Croce in Macerata (vds. nota 4), si apprende che il lavoro - che sarebbe dovuto costare il maggior importo di £. 400 - non avrebbe affatto comportato l'eliminazione di parti dell'organo. Del resto anche nello strumento di S. Maria Assunta in Filottrano (Giuseppe Fedeli, 1768) lo stesso Cioccolani lasciò l'analoga iscrizione: "Odoardo Cioccolani restaurò e ridusse nel 1884", ma nemmeno in questo caso si rilevano tracce di un secondo corpo. La nostra intepretazione, quindi, è che Odoardo Cioccolani usasse abitualmente il termine "ridotto" non tanto nel senso di "diminuito", quanto in quello di "ricondotto".

4 ARCHIVIO DI STATO DI MACERATA, ARCHIVIO AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE (prima parte), b. 471, Nota delle riparazioni necessarie per il restauro della Chiesa di S.ta Croce in Macerata. Il documento, di cui Romano Ruffini ci ha cortesemente fornito una copia, è stato trascritto a parte: molto interessante il fatto che a quell'epoca, contrariamente ai tempi attuali, venisse previsto il collaudo anche per un lavoro di restauro; cfr. anche F. QUARCHIONI, Il collaudo nel restauro degli organi antichi: una pratica da ripristinare, in «Informazione Organistica», Nuova Serie, n° 10-11 (Agosto 2005), pp. 121-122.

Bibliografia: