S. Paolo.

Opus 406 di Gaetano Callido, del 1803, proveniente dall'ex Convento domenicano di S. Maria delle Grazie (ora Convitto Nazionale)1. Nel 1837 fu trasportato nella attuale sede, adattandolo faticosamente ai vani che occupa: infatti le canne di facciata non sono contenute entro l'architrave in muratura (visibile dietro di esse) come di consueto, rendendo necessario un prospetto ligneo esterno di mediocre fattura; tra il somiere maestro e quello di basseria c'è una eccezionale distanza di circa 4 m., rendendo necessarie catenacciature di analoga lunghezza; le canne di basseria entrano a fatica nel fondo del vano; i mantici sono ospitati in altro vano restrostante, collegati tramite un lunghissimo canale portavento; tutta la consolle e in particolare la tavola dei registri sono posizionati più in basso rispetto alla norma.

È posto in cantoria in cornu Evangelii. Cantoria lignea sorretta da mensole; parapetto concavo-convesso con ricche decorazioni a intaglio dorate e grata soprastante. Di fronte, identica controcantoria. Cassa consistente in un semplice prospetto liscio dipinto a tempera, lievemente aggettante. 25 canne di facciata in stagno disposte a cuspide con ali, a partire da Sol1 del Principale, rette da legatura posteriore con ganci a maggetta. Labbro superiore a mitria con puntino a sbalzo, profilo piatto, bocche allineate ad eccezione delle cinque canne centrali, con andamento parallelo alla sommità. Alla base, i Tromboncini. Tastiera di 47 tasti (Do1-Re5 con prima ottava corta): tasti diatonici ricoperti in bosso con frontalini a chiocciola, cromatici ricoperti in ebano, modiglioni laterali sagomati. Sui capotasti, due pomelli per inserire la meccanica dell'harmonium. Pedaliera a leggio di 18 tasti corti costantemente uniti al Manuale (Do1-Sol#2 con prima ottava corta, più finto La2 azionante il Tamburo acustico). Registri azionati da 20 tiranti lignei torniti a pomello, posti in doppia colonna su tavola a destra del Manuale e sovrastati dal Tiratutti. Cartellini originali a stampa, con le seguenti indicazioni:

Principale Bassi [8'] Voce Umana [Soprani]
Principale Soprani [8'] Flauto in VIII. Bassi
Ottava Flauto in VIII. Soprani
Quinta Decima Flauto in XII
Decima Nona Cornetta [Soprani, in XVII]
Vigesima Seconda Tromboncini Bassi [8']
Vigesima Sesta Tromboncini Soprani [8']
Vigesima Nona Tromboni [Pedale, 8']
Trigesima Terza  
Trigesima Sesta  
Contrabassi [Pedale, 16']  
Ottava di Contrabassi [solidale al precedente]  

Divisione Bassi/Soprani tra Do#3 e Re3, ritornelli del Ripieno alla maniera veneta. Accessori: Tiratutti a manovella (apre il Ripieno dall'Ottava in poi), Tamburo acustico (4 canne), harmonium inseribile tramite due pomelli d'ottone sui capotasti. In abete tinto di rosso, con bocca e portella in noce: le prime 4 canne del Principale e le prime 4 dell'Ottava, poste ai lati tramite trasporti; le 8 canne dei Contrabassi e le 12 canne dell'Ottava di Contrabassi, poste insieme sul fondo su apposito somiere. Queste sono raddoppiate (16'+8') nelle 8 note dell'ottava corta (che vengono ripetute nelle note diatoniche della seconda ottava), e singole (8') nelle note cromatiche della seconda ottava, queste ultime utilizzate anche, suonate tutte insieme tramite l'apposito accessorio, per il Tamburo acustico. Flauti e Cornetta a cuspide, Tromboncini e Tromboni in stagno, di foggia callidiana consueta. Trasmissioni meccaniche solite, con meccanica supplementare per l'harmonium retrostante quella del Manuale. Somiere maestro in noce, a tiro, chiuso davanti da ante e naselli, sui tiranti da borsini e perline. 47 ventilabri, 17 stecche così corrispondenti ai registri a partire dalla facciata: Tromboncini Bassi, Tromboncini Soprani, Principale Bassi, Principale Soprani, Voce Umana, Ottava, Flauto in VIII Bassi, Flauto in VIII Soprani, Flauto in XII, Cornetta, XV, XIX, XXII, XXVI, XXIX, XXXIII, XXXVI. Sul fondo, all'inconsueta distanza di m.4 circa, l'analogo somiere di basseria in larice, ad aria comandata, con stecca e coperta in noce per i Tromboni. Inesistente il passo d'uomo. Somierino aggiunto per l'harmonium, dietro la meccanica del Manuale, a mo' di "Brustwerk". Due mantici cuneiformi a 5 pieghe, sovrapposti su castello in un vano retrostante la cantoria, azionati con corde e carrucole. Pesi mancanti. Crivello in legno tenero apparentemente foderato di carta. Bocche delle canne soprastanti con eccezione della Voce Umana. Lo strumento è insuonabile e in pessime condizioni di conservazione: è presente molta polvere, i mantici sono sfondati e privi dei pesi, le canne gravemente danneggiate e intaccate dal cancro dello stagno, circa 45 mancanti e altre squarciate, le meccaniche ossidate, le parti lignee tarlate e stuccate con stucco per muratura, il portavento principale e la meccanica del Pedale modificati o ricostruiti, la manovella del Tiratutti grossolanamente riparata, l'harmonium aggiunto con modifica della tastiera. È stato catalogato dall'Associazione Marchigiana Organistica nell'ambito della ricerca Individuazione, inventariazione e documentazione degli organi antichi delle Marche fino ai primi del Novecento, promossa dalla Regione Marche.

Urgono lavori di restauro per salvare lo strumento !!! Ora la chiesa è stata trasformata in auditorium: si tratterebbe di un'ottima occasione... Per la cronaca intorno al 1984 era stato richiesto dalla parrocchia di Villa Potenza, e la Giunta Municipale di Macerata ne aveva persino deliberato (in data 10/4/84) il trasferimento presso quella chiesa: è ovvio che, nell'occasione, si sarebbe proceduto al restauro, ma alla delibera non è stato mai dato seguito per varie forme di resistenza...
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1 Una conferma di ciò ci viene dal fatto che, nel 1838, il pievano di S. Stefano Don Pietro Gentili chiedeva al Comune in prestito il vecchio organo di S. Paolo, essendo questo stato sostituito da quello dei PP. Domenicani, che si erano trasferiti nella chiesa (cfr. Storia di Macerata, a cura di A. Adversi, D. Cecchi, L. Paci, Grafica Maceratese, Macerata, 1989², vol. IV, p. 306, nota 361/a).

Bibliografia:

M. FERRANTE - F. QUARCHIONI, Gli organi di Gaetano Callido nelle Marche, Ed. Villa maina, Abbadia di Fiastra-Urbisaglia, 1989 (L'arte nelle Marche, 1), pp. 131, 132;